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Lavoro

Il settore retail: le figure e le competenze richieste

14-04-2014

 

Uno dei settori in grado di offrire interessanti opportunità lavorative nonostante la crisi, è quello del retail.

Sara Keller, manager della divisione Retail dell'egenzia per il lavoro Michael Page, è stata ospite alla trasmissione Sportello Lavoro di Class TV e ha illustrato le opportunità di lavoro nel settore retail, in particolare nel settore moda e lusso.

Cos’è il settore retail? Lo definisce così Sara Keller: “Il retail è tutto ciò che ha vetrina su strada come canale distributivo, sia questo il negozio a marchio, il franchising o il negoziante al dettaglio. Si parla di piccole e medie aziende ma anche di grandi retailer: quando camminiamo per strada possiamo trovare il negozio a insegna o il piccolo dettagliante con un negozio in cui sono presenti tanti diversi brand. Le grandi aziende possono distribuire anche all’interno di questi piccoli punti vendita.”

Il settore moda e lusso in generale è molto forte nel retail? “Moda e Luxury hanno fortunatamente tenuto rispetto ad altri settori: siamo forti sia a livello nazionale che di export. Il settore Fashion Made in Italy, rispetto anche al settore Fast Retail Sportswear, ha mantenuto dei numeri molto più alti.

Quali sono stati i cambiamenti degli ultimi anni? “Dal 2010 c’è stato un progressivo cambiamento del canale distributivo. Il canale comunemente dettoall sale, quello del piccolo dettagliante, della persona che ha un negozio con all’interno diversi marchi, è stato uno dei canali che ha maggiormente subito la crisi, perché per anni le aziende hanno spinto molto di più a riempire il magazzino di questi piccoli proprietari di negozio, piuttosto che ad aiutarli a far uscire la merce dai loro magazzini, con un atteggiamento poco lungimirante. Oggi gli imprenditori ne stanno pagando le conseguenze, visto che per anni non si è pensato a strutturare in maniera completa e complessa i dati analitici di venduto, esaminando che cosa entra e che cosa esce. Questo ha cambiato il canale distributivo in modo preponderante verso il punto vendita di proprietà, ossia verso il comprare un punto vendita per gestirlo in modo più veloce e semplice. Da quando il mattone è crollato, chi ha i capitali può tornare a investire su questi canali, sia in Italia che all’estero”.

Il livello di investimenti nel retail di lusso e di moda è molto alto? “Si tratta di grandi capitali, mossi da quei gruppi che hanno potenzialità dal punto di vista della liquidità economica. Il Luxury Made in Italy ha delle possibilità diverse rispetto ad altre realtà. Quindi, chi si attesta prima su un numero di punti vendita maggiore, recupera quote di mercato rispetto ad altri”. Quali sono le figure del settore più richieste? “A livello di figure mi fa piacere confermare che il mercato non è fermo. La maggior parte dei professionisti che si stanno ricercando sono proprio nell’ambito retail, nei punti vendita di proprietà. Si tratta di figure commerciali che stanno sul campo a monitorare l’andamento dei diversi punti vendita, affiancando il direttore del punto vendita, presiedendo alla formazione, controllando il marketing e l’esposizione della merce.

Quali sono le competenze necessarie per chi lavora nel retail? Si tratta di lavoro molto interessante e apparentemente semplice, ma le competenze richieste sono molto complesse. Quando si entra in un negozio bisogna analizzare lo stock e gestire quelli che in termine tecnico si chiamano KPI, Key Performance Indicator, tutti i numeri che vengono fuori dall’acquistato e dal venduto. Gestire il conto economico di un negozio richiede alcune competenze chiave come una laurea in economia, magari a indirizzo moda, la conoscenza della lingua inglese, e sicuramente una capacità di leadership per gestire negozi in cui il personale può essere composto dalle due alle cento persone.

Si può costruire una carriera nel settore partendo dal basso? “Senza dubbio sì, e fino adesso è stato soprattutto così. Chi partiva dall’esperienza di negozio, iniziava in cassa per poi salire verso la posizione di venditore, di capo reparto, per poi diventare direttore del negozio e infine crescere per arrivare a gestire più negozi in contemporanea. Dal mio punto di vista l’esperienza e la specializzazione sono i requisiti principali, insieme all’entusiasmo e alla passione per il settore e per la moda in generale, con un occhio alle nuove tendenze italiane e internazionali”.

E per quanto riguarda la dimensione internazionale del retail? “Ci siamo resi conto che eravamo indietro dal punto di vista del mercato estero: sia il mondo fashion, che quello dedicato allo sport, alla calzatura, all’accessorio o alla valigeria, adesso si stanno affacciando ai mercati internazionali. Per anni ci siamo permessi di vivere con dei buoni risultati sul mercato italiano, ma oggi non è più possibile: dobbiamo esserci, e i mercati su cui bisogna agire sono quello europeo ma soprattutto Far East e oltreoceano. 

Fonte: Esperti in Lavoro e Carriera

 

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